Facciata principale di Villa Mergè

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Villa Mergè "Palazzetto"

XVII sec.

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Villa Mergè “Palazzetto” sorge nella zona orientale di Frascati, non distante dal Portale delle Armi, ai margini dei possedimenti Borghese, tale vicinanza ha indotto molti storici a ritenere, sulla base di una tradizione orale non documentabile, che anche il Palazzetto, con i suoi terreni agricoli, fosse parte dei possedimenti del cardinale Camillo Borghese, il futuro Paolo V, che in seguito decise di donarlo come atto di riconoscenza al suo archiatra Vittorio Merolli, che lo avrebbe abitato fino alla morte avvenuta nel 1620. Una differente teoria vuole invece Merolli stesso quale committente della villa.

Recenti studi, hanno dato alla luce documenti che attesterebbero come il primo proprietario del “Palazzetto” sia stato Luigi Gomez, amministratore della Tesoreria del Portogallo presso la Santa Sede. Questi nel 1635 acquistò un edificio incompleto, che Domenico Menti, tesoriere del Duca di Bracciano,

nel 1634 si fece costruire ex novo ‘domum in eius villa posita in agro Tuscolano’, sopra ciò che restava della villa che la gens Annea possedeva al Tuscolo e poi sequestrato dalle maestranze per mancati pagamenti. In questa ipotesi il casino sarebbe di qualche anno posteriore (Paolo V muore nel 1621) e inoltre non appare nella incisione di M. Greuter del 1620, incisione che secondo gli studiosi rispecchierebbe l'assetto degli anni 1618-19. Il Gomez tra il 1636 e il 1639 apportò importanti miglioramenti sia al parco, che venne incrementato con ulteriori acquisti di terreni e messo a coltura, sia alla villa, che venne terminata ad opera dell' architetto Francesco Peparelli

I successivi proprietari del casino furono ancora portoghesi: dal 1641 fu di Gabriele Fonseca, cognato del Gomez, poi dei suoi eredi fino al 1674, quando passò a Nicola Silva (o Sylva) e da questa famiglia lasciato in eredità nel 1808 al conte Muzio Dandini de Sylva. Lasciata in enfiteusi a Gaetano Masi, divenne proprietà di Ascenzio Mastrofini, che ne aveva sposato la figlia, e infine della famiglia Mergè, originaria dell’Auvergne, che tuttora la possiede. La villa fu purtroppo occupata dai tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale: sulla porta d'accesso del vano scala al pianter­reno (oltre alle imbottiture di tenuta), c'è ancora il cartello, con la scritta in tedesco “Gasschutzssam­melraum” (rifugio antigas), a indicare l’uso riservato all’ambiente  all’ingresso di servizio durante il conflitto.

La funzione del Palazzetto era quella di residenza estiva per la nobiltà romana, che vedeva nella vicina campagna un efficace rifugio dalla calura e dall’aria malsana che rendevano invivibile Roma nei mesi estivi. L’edificio ripete semplificate le caratteristiche della primitiva fase delle ville tuscolane, prima delle contaminazioni e degli ampliamenti settecenteschi, rimanendo insieme al ‘Casino Pescatori’, uno dei soli due esempi esistenti della disposizione planimetrica autentica di villa tuscolana. All’interno i due piani nobili sono entrambi decorati da cicli pittorici attributi ad Agostino Tassi e bottega.


 

Questa contrada piacevolissima, è fatta a posta per la villeggiatura, e nella stessa guisa che gli antichi Romani avevano già qui le loro ville, i Romani dei tempi moderni, da un secolo, ed anche prima, costrussero belle case di campagna, nei punti i più favorevoli. Girammo per due giorni in questi dintorni, trovando sempre qualcosa di nuovo, di bello.

Johann Wolfgang von Goethe, Viaggio in Italia,  1817

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